5 domande a Raffaele Gaito: la cultura digitale e l’arte della pazienza

5 domande a raffaele gaito la cultura digitale e l'arte della pazienza

La diffusione della cultura digitale e l’arte della pazienza: ne ho parlato con uno dei massimi divulgatori in Italia, growth hacker e autore di quattro libri che hanno lasciato il segno nel mercato italiano, Raffaele Gaito, nel mio format video “5 domande a” in cui ogni mese intervisto un professionista del mondo digitale, per fare ancora più Cultura Digitale.

Growth hacking e l’arte della pazienza

Raffaele Gaito, uno dei massimi esperti italiani di growth hacking, ci parla della pazienza come arma per combattere la frenesia del nostro tempo e far crescere il business.

Raffaele, nel mondo digitale italiano, oltre a essere un vero divulgatore di cultura digitale, è anche un growth hacker tra i più conosciuti e sta cercando di portare l’attenzione verso il concetto di pazienza, che è ancora più potente se connesso al tema della crescita nell’ambito della sperimentazione e lavoro, in quella zona grigia dove non ci sono risposte ma continue domande e scoperte. Nel suo libro L’arte della pazienza. Come essere perseverante in un mondo frenetico” edito da Franco Angeli, Raffaele regala moltissimi spunti di riflessione.

Raffaele Gaito la persona che c’è dietro, le tappe e i bivi

Chi vede Raffaele oggi, vede un uomo di successo che diffonde la cultura digitale da esperto di growth hacking, ma dietro cosa c’è stato? Sicuramente ci sono molti momenti, che nel libro Gaito chiama momenti sliding door, dai quali non si torna più indietro.
Un passaggio per lui fondamentale è stato incontrare il growth hacking, il concetto di sperimentazione. L’importanza della sperimentazione nella vita privata e anche in quella lavorativa. Un altro grande punto di svolta è stato il suo primo libro, ma ci sono stati anche un paio di episodi spiacevoli, raccontati all’interno del libro “L’arte della pazienza”.
Uno di questi è stato un momento di burnout legato al modo di lavorare che lo ha portato a una serie di riflessioni su quelle che erano proprio le modalità, le tempistiche e l’approccio che utilizzava nel lavoro. Cruciale il suo speech a un TEDx di Salerno durante il quale ha parlato per la prima volta di pazienza e growth hacking e che ha generato quell’effetto valanga che lo ha portato fino al libro.

L’arte della pazienza: le aziende cambiano se cambiano le persone

Questo libro rappresenta un po’ una svolta come autore per Gaito. Nel libro, Raffaele racconta del TEDx di Salerno, dove ha parlato del fatto che il segreto del successo è la pazienza. Spunto nato da un articolo che aveva scritto sul suo blog l’anno prima. Quando ha fatto quel talk era però la prima volta che saliva pubblicamente su un palco per parlare di un argomento che non fosse un tema tecnico, cioè non di business online, di digital marketing.

Era la prima volta che parlava di qualcosa che avesse un taglio un po’più umanistico. Era un test, un esperimento e in realtà i risultati di quell’esperimento sorprendono ancora oggi per via dell’interesse che si era scatenato. Non era un target nuovo o un pubblico nuovo. Erano quelle stesse persone che già lo seguivano, persone a cui però interessava un aspetto di quegli argomenti che non aveva mai trattato prima, appunto la parte più umana del business, del marketing, dell’innovazione.

E questa per lui è stata come un’illuminazione. Si è interrogato su una questione: per anni si era concentrato sui tecnicismi e sugli strumenti, i trucchi, le strategie, le tattiche, ma forse non bastavano. Ci sono tantissimi libri, una valanga di esperti, corsi online, agenzie e formatori sulla parte tecnica ma ha capito che c’era un buco nella parte legata al mindset, all’approccio. Perché la cosa che dice di aver capito tardi, è che in realtà le aziende cambiano se cambiano le persone che ci lavorano.

Cioè le aziende cambiano, crescono e si trasformano se cambia la testa delle persone che ci lavorano dentro e per farlo, si deve lavorare sulla cultura aziendale, sulla visione e sui processi. Questa è la parte umana.
Negli anni quindi raccoglie materiale e ne scrive lui stesso, arrivata la pandemia decide che è arrivato anche il momento di far nascere un libro dedicato.

FOMO e gratificazione istantanea

Viviamo in un momento storico in cui ci siamo creati un modello mentale, una distorsione che non sono realistici. Questo sicuramente a causa, soprattutto, dei social media e nel libro vengono trattati due concetti importanti che fanno da monito anche alle nuove generazioni.

Il primo è la FOMO – Fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa.

La FOMO, la paura di perdersi qualcosa, ci mette in quella condizione mentale terribile nella quale non riusciamo a goderci il momento perché abbiamo costantemente un tarlo che ci dice “Eh, ma se gli altri stanno facendo qualcosa di più divertente? Eh, ma se gli altri stanno facendo qualcosa d’interessante?” Quindi andiamo lì, sui social, e mentre stiamo vivendo un momento reale ce lo perdiamo perché vogliamo andare a vivere il momento di qualcun altro online. Questa è la FOMO, una vera e propria dipendenza. Sta diventando una problematica importante perché impatta su tante cose: impatta sul nostro umore, sulla nostra concentrazione, sulla motivazione e, come se fosse una valanga, scatena tutta una serie di effetti negativi.

Il secondo è la gratificazione istantanea

L’altra questione, invece, è la gratificazione istantanea figlia di questa epoca del “tutto e subito”.

Oggi, per esempio, abbiamo un’app per qualsiasi cosa, abbiamo dei servizi, delle aziende, dei colossi il cui unico obiettivo è quello di abbattere le barriere tra noi e i nostri desideri. Barriere, sia in termini di spazio che, soprattutto, in termini di tempo. E quindi, se in questo momento avessi voglia di hamburger, potrei aprire JustEat o un’altra app e in mezz’ora arriverebbe. Non c’è nulla di male nell’utilizzare questi prodotti, queste applicazioni. Il problema è l’abuso di queste cose, è quando la nostra testa si abitua all’idea che, visto che ci sono queste cose a disposizione, allora posso avere tutto velocemente nella vita. Ci abituiamo al fatto che non dobbiamo più aspettare. Siamo una società che non vuole più aspettare, una società che è stata contenta di avere il 2x nei messaggi audio di WhatsApp. Non vogliamo più aspettare e qual è il problema? Il problema è che quando prendiamo questa mentalità e la applichiamo ad altre aree della nostra vita privata, ma anche professionale, diventa pericoloso. Perché? Perché per fare carriera devi aspettare. Per trovare il vero amore devi aspettare, per avere successo devi aspettare. Ci sono delle cose nella vita che non puoi velocizzare e che non puoi risolvere con un paio di click. Hanno bisogno di tempo e questa non-coscienza dell’attesa diventa problematica soprattutto per i giovani e giovanissimi.

Scomodando Bruce Lee, la pazienza non va vissuta come qualcosa di passivo, ma come forza concentrata che porta proprio a riconoscere e accettare il fatto che non tutto può essere istantaneo, spesso c’è bisogno di tempo e di costanza.

L’altra questione, invece, è la gratificazione istantanea figlia di questa epoca del “tutto e subito”.

Oggi, per esempio, abbiamo un’app per qualsiasi cosa, abbiamo dei servizi, delle aziende, dei colossi il cui unico obiettivo è quello di abbattere le barriere tra noi e i nostri desideri. Barriere, sia in termini di spazio che, soprattutto, in termini di tempo. E quindi, se in questo momento avessi voglia di hamburger, potrei aprire JustEat o un’altra app e in mezz’ora arriverebbe. Non c’è nulla di male nell’utilizzare questi prodotti, queste applicazioni. Il problema è l’abuso di queste cose, è quando la nostra testa si abitua all’idea che, visto che ci sono queste cose a disposizione, allora posso avere tutto velocemente nella vita. Ci abituiamo al fatto che non dobbiamo più aspettare. Siamo una società che non vuole più aspettare, una società che è stata contenta di avere il 2x nei messaggi audio di WhatsApp. Non vogliamo più aspettare e qual è il problema? Il problema è che quando prendiamo questa mentalità e la applichiamo ad altre aree della nostra vita privata, ma anche professionale, diventa pericoloso. Perché? Perché per fare carriera devi aspettare. Per trovare il vero amore devi aspettare, per avere successo devi aspettare. Ci sono delle cose nella vita che non puoi velocizzare e che non puoi risolvere con un paio di click. Hanno bisogno di tempo e questa non-coscienza dell’attesa diventa problematica soprattutto per i giovani e giovanissimi.

Scomodando Bruce Lee, la pazienza non va vissuta come qualcosa di passivo, ma come forza concentrata che porta proprio a riconoscere e accettare il fatto che non tutto può essere istantaneo, spesso c’è bisogno di tempo e di costanza.

Nonna Anna e la perseveranza

Raffaele, nel libro, cita un episodio rilevante in cui racconta che crescendo ha avuto in famiglia un esempio di costanza e perseveranza che in pieno rappresentava la frase di Bruce Lee “la pazienza non è qualcosa di passivo, ma è forza concentrata”.

Era sua nonna Anna che faceva la commerciante. Vendeva carbone e carbonella che all’epoca, in Sud Italia, venivano utilizzati per cucinare e in alcuni casi anche per riscaldarsi.

Nonna Anna era una donna mingherlina, un metro e cinquanta, magra magra piccola piccola,  e vendeva questi sacconi enormi con dentro il carbone o le carbonella. Metteva questi sacchi sulla testa, a volte anche sotto le braccia, e se ne andava in giro, a piedi, per venderli nelle case. Lei partiva dal paesino e girava per chilometri: un pezzo della provincia di Salerno e un pezzo della provincia di Napoli. Aveva clienti ovunque. Il telefono squillava a casa, lei si caricava i sacchi in testa e correva dalle persone.

Le leggi della fisica sembravano non consentirlo, lei era troppo piccola per poter portare quel peso sulla testa, invece era velocissima. Aveva sempre avuto una forza incredibile e Raffaele, crescendo, ha capito che in realtà nonna Anna riusciva perché aveva un obiettivo, era quello a renderla così forte, costante e perseverante. Quello di dare una vita migliore ai suoi figli, una vita migliore di quella che aveva avuto lei, lei che era cresciuta nella povertà assoluta. Aveva un obiettivo e quindi iniziava la mattina presto, quando ancora non c’era nemmeno il sole e tornava alla sera tardissimo.

Molte persone hanno rivisto i propri nonni nel racconto di nonna Anna: nonni contadini, nonni che facevano lavori umili o meglio, che noi definiremmo umili. Come facevano a farlo con così tanta perseveranza? Perché avevano quella capacità di attendere, quella capacità di lavorare per qualcosa che era molto lontano nel tempo. E quindi l’invito di Raffaele è di prendere spunto, per riacquisire quella capacità, ovviamente contestualizzandola a oggi. Vedere cosa c’era di positivo in quell’approccio, in quel mindset, in quel modo di fare paziente e costante che sa aspettare ma lavora sodo per arrivare al risultato. E questa è una cosa che possiamo fare anche ai giorni nostri.

Suggerimenti per allenare la pazienza

Nel libro ci sono una serie di suggerimenti che Raffaele invita ad applicare per poi trovare quelli più adatti al proprio caso specifico. Quello che applica Raffaele in primis è di non innamorarsi delle sue idee. Se ha un’idea non la applica subito, la lascia maturare per vederla sotto un’altra luce, approcciarla in maniera più distaccata.

La seconda è quella di non fare affidamento sulla motivazione. Raffaele non fa affidamento sulla motivazione, fa affidamento sugli obiettivi. La motivazione è generica, fumosa, volatile. Gli obiettivi sono invece tangibili, misurabili e si possono controllare, usarli per capire come si sta andando e così via. Guardi i numeri e se i numeri dicono che il progetto non sta decollando devi tagliarlo. C’è poco da fare.

Leggi ora il mio articolo Cos’è l’approccio Data Driven e come fa crescere il tuo business online

Il ciclo della pazienza

Il ciclo della pazienza eredita dal growth hacking quattro elementi: abitudini, obiettivi, sperimentazione, fallimento. Quando Raffaele si approcciò alla scrittura del libro, aveva un grande timore, ovvero “come parlare di un tema umanistico rendendolo concreto?”. Ha deciso quindi di raccontare, oltre alla sua importanza, anche come mettere in pratica la pazienza.

Il ciclo della pazienza è formato da quattro fasi:

  • le abitudini
  • gli obiettivi
  • la sperimentazione
  • il fallimento.

Per essere una persona paziente basta lavorare su queste quattro cose. Lavora sulle tue abitudini, sulla definizione degli obiettivi, sull’avere una mentalità da sperimentatore e lavora sull’accettazione del fallimento.

È un ciclo perché si autoalimenta portandoti a essere una persona più costante e più perseverante, più paziente. Una persona che riesce, come dicevamo prima, a lavorare nel lungo periodo. La responsabilità alla fine è di ciascuno di noi, se vogliamo che le cose cambino le dobbiamo far cambiare noi, tirarci su le maniche e fare qualcosa.

Leggi anche il libro di Raffaele Gaito: L’arte della pazienza. Come essere perseverante in un mondo frenetico

E per concludere, come sempre la domanda sugli strumenti e i consigli.

Qual è il tool a cui non può rinunciare Raffele Gaito?

Carta e penna. Il nostro cervello ha bisogno di scaricare a terra le cose che pensiamo.

Raffaele fa moltissime to-do list, tiene un diario la sera e prende appunti. Il momento di scrivere a mano è un momento importante anche quando c’è un’idea. La prima cosa che fa è prendere l’agendina e iniziare a schematizzare.

Un consiglio da Gaito a chi si sta avvicinando al mondo del digitale?

La cosa più importante è capire che non c’è nessuna gara. Non c’è nessuna competizione in corso. Senza fretta, con pazienza. Smettere di non sentirsi all’altezza degli altri, dei competitor. L’unico modo per uscirne vivi è proprio ritirarsi da questa gara immaginaria. Ogni giorno togliere di mezzo tutte le altre cose che sono diventate le distrazioni e concentrarsi sui propri progetti e iniziare un processo di continuo miglioramento.

Il Growth Program: accademia online

Con Raffaele Gaito abbiamo parlato di pazienza e di perseveranza, di temi importanti. Puoi ritrovare tutti questi concetti e questo valore nella sua accademia: il Growth Program. Si tratta di un’academy online. Non è un corso, questa è una cosa importante che ci tiene sempre a dire. Non è un corso online, perché il corso lo compri, lo guardi e finisce. I corsi invecchiano alla velocità della luce, soprattutto nel nostro settore digitale. Raffaele ha creato un’academy, una scuola online dove fare formazione continua e differenziata. Ci si iscrive, si fa un abbonamento, ci sono lezioni, sue e di altri ospiti e tanti momenti con delle sessioni di domande degli studenti. Ci sono anche degli spazi di testimonianza dove le persone raccontano come stanno applicando le cose che imparano nei loro progetti. C’è una bellissima community.

È stato per me un vero piacere intervistare Raffaele Gaito, che ringrazio nuovamente per aver accettato l’invito.

Guarda ora l’intervista completa! Clicca qui per vedere “5 domande a Raffaele Gaito. “L’arte della pazienza”.

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Giuseppe Noschese

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Giuseppe Noschese
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Consulente ecommerce e formatore. Affianco le imprese e le aiuto a raggiungere gli obiettivi di business.

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