Come creare engagement partendo dai dati: ecco Hetor

come creare engagement partendo dai dati ecco hetor

Come creare engagement partendo dai dati: ecco Hetor

Spesso mi chiedono se è possibile coinvolgere persone parlando di un tema apparentemente poco attraente, soprattutto in ambito social media.

Io rispondo sempre che qualunque sia il tema, l’importante è saperlo raccontare per intercettare la giusta audience.

Ad esempio, prendi un tema poco sexy come una ricerca sui beni culturali con una mole immensa di dati raccolti per mesi ed affidalo ad un gruppo di studenti universitari con una formazione umanistica. Ora mescola il tutto con un modulo di Social media e blog di un master universitario.
Naturalmente non stiamo parlando di una ricetta culinaria, ma della ricetta giusta per trasformare dei dati informativi in qualcosa di coinvolgente e interessante, sfruttando la tecnologia.

Proprio cosí, oggi voglio raccontarvi di Hetor, un progetto che si propone di creare dati open sui beni culturali della Campania, condotto dal progetto europeo ROUTE-TO-PA e dal Distretto Tecnologico per i Beni Culturali DATABENC, presso l’Università di Salerno, con l’obiettivo di riutilizzarli, diffonderli e coinvolgere gli utenti attraverso il web e i social media.

Convertire dei dati complessi in qualcosa che abbia uno stile comunicativo e creare un percorso che appassioni gli utenti non è semplice. Come si fa?

L’ho chiesto a Raffaele Gaito, docente del master universitario in ICT per i Beni Culturali:

Come si fa? È successo tutto in maniera abbastanza naturale!

Prendi dei ragazzi che ne sanno a pacchi di un argomento bello, ma complesso come i Beni Culturali e mettili in un’aula con un docente che va pazzo per i social media e la comunicazione.

Succede che fai tanti brainstorming, studi le best practice della comunicazione sui social e passi la giornata a individuare “chicche interessanti” tra i dati.

Succede che questi dati poi prendono una forma completamente diversa, ma molto più “accattivante” per il grande pubblico.

E così ti ritrovi a fare GIF animate, quiz e test, citazioni da film famosi e tanto altro.

Beh, a quanto pare alla gente sta piacendo ;)

Raffaele Gaito

Il suo compito, quindi, è stato quello fornire agli studenti gli strumenti giusti e la direzione da seguire e devo dire che il risultato positivo è evidente, a partire dal restyling del logo.

logo hetor vecchio

Vecchio logo Hetor

logo hetor nuovo

Nuovo logo Hetor

 

 

 

 

 

 

Si percepisce subito l’impatto sullo stile comunicativo, semplice ma incisivo: le stesse persone, ma con una vision totalmente diversa.

Anche i post del blog mostrano un approccio totalmente diverso: l’utilizzo di immagini e post piú strutturati ha sostituito i precedenti, decisamente più tecnici e privi di pathos, sebbene le informazioni fossero comunque utili ed importanti.

post del blog hetor mi piace e condivisioni

Ma il lavoro più impegnativo è stato trasformare lo stile comunicativo dei post su Facebook, con risultati davvero notevoli: da una pagina che all’esordio del progetto contava 50 “Mi piace”, si è passati a 500 Like organici, in meno di un mese.

500 like pagina hetor

Come hanno fatto? Quiz e curiosità hanno aumentato l’engagement dei post, le immagini emozionanti e le gif animate semplici e leggere hanno fatto il resto.

Ogni giorno la pagina Facebook continua a mostrare contenuti interessanti e suggestivi, che coinvolgono un numero di persone sempre più ampio, il che, considerando l’argomento di nicchia, sicuramente rappresenta una grande soddisfazione.

immagini emozionali con canva quiz coinvolgenti sul tema

 

 

 

 

 

 

 

Non avrei mai pensato di potermi appassionare così tanto al mondo degli Open Data… Eppure è successo! E’ davvero emozionante sapere che il proprio lavoro sarà utile ad altre persone e soprattutto che servirà ad accrescere la consapevolezza delle persone e la conoscenza generale attraverso la diffusione e il riutilizzo di questi dati.

Carmela Luciano

Hetor è un progetto che mi ha entusiasmato da subito, dal momento in cui il Professore, durante un corso, ci informò dell’iniziativa e della possibilità di poter partecipare come stagisti. Non ho esitato neanche un attimo a candidarmi e devo dire che non me ne sono mai pentita. Ho avuto, infatti, la possibilità di lavorare al progetto in un modo molto più ampio di quello che immaginavo. Ho iniziato facendo lavoro di ricerca e di inserimento dati, contribuendo ad ampliare i dati in possesso. In una seconda fase ho contribuito, insieme ai miei colleghi e al nostro tutor, alla produzione di interventi sul blog di Hetor, al miglioramento della piattaforma social SPOD e della pagina facebook, sentendomi così completamente parte di un progetto che diventa ogni giorno più grande e importante

Marianna Ambrosino

Ho iniziato a collaborare al Progetto ancor prima che divenisse “Hetor” quindi vederlo crescere è stato a dir poco emozionante. Abbiamo iniziato qualche mese fa, praticamente “dal basso”, dalla creazione dei dati veri e propri e siamo arrivati ad oggi, per vedere come il lavoro di raccolta fatto in questi mesi potesse essere riutilizzato e confluire in tutto questo. Sempre più like, sempre più condivisioni, qualcosa di nostro che diventava di tutti. La Campania accessibile a tutti: ecco il cuore del nostro progetto. Utilizzare la forza degli Open Data per creare valore, per diffondere cultura e per far (ri)scoprire la tradizione.

Vanja Annunziata

Insomma, sicuramente un progetto destinato a crescere e da seguire con attenzione.

I risultati che stiamo ottenendo con Hetor sono il frutto di tanta tecnologia, certo, ma soprattutto di tanto impegno e passione per cercare di rendere gli open data sui beni culturali una risorsa effettivamente utile a valorizzare il nostro patrimonio, attraverso una ingegnosa e attenta attività di comunicazione e promozione.

Prof.Vittorio Scarano

Vi ho raccontato di Hetor per due motivi, primo perché credo che questi studenti meritino un riconoscimento per il loro impegno e l’egregio lavoro (non semplice) che hanno svolto in questi mesi, per di più con risultati straordinari, ma anche perché questo è un concreto esempio di coaching digitale.

Non è necessario, infatti, avere un background tecnico, occorre solo, da un lato, una figura che fornisca una visione di insieme e gli strumenti giusti da utilizzare per migliorare ed ottenere risultati, dall’altro persone che recepiscano le direttive, le facciano proprie e le applichino in maniera spontanea e sentita, proprio come hanno fatto questi ragazzi.

Quindi davvero bravi, continuate così, perché nessuno meglio di voi che avete una conoscenza così profonda dei dati che avete raccolto può trasmetterli in modo migliore!

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Giuseppe Noschese
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Giuseppe Noschese
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Consulente digitale, formatore e ecommerce manager, affianco le imprese e le aiuto a raggiungere gli obiettivi di business.

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